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Buon compleanno XXXXXX

Oggi compie un anno la nostra startup. Come un bambino comincia a camminare. Deve avere molto coraggio, fiducia, voglia di libertà per mettere i primi passi. E noi ce le abbiamo tutte.

Sono tornato dalla capitale pieno di cacio e pepe, gricia ed entusiasmo.

Abbiamo girato lo spot di XXXXXX con PaRlo Film e questo post è anche per ringraziarli di tutto. Pako sei un grande. Filato tutto liscio. Partenza da Foggia e viaggio sotto la pioggia battente che neanche Brandon Lee…(non può piovere per sempre il cazzo!). Arriviamo a Roma, altri erano già lì. La sera stessa tavolata a L di 18 persone, vino dei castelli, e inchino. Non badiamo alla forma ma a quella di pecorino sì. Il cacio e pepe me lo servono direttamente lì. E io muoro.

Dopo settimane di storyboard scritte e cancellate e poi riscritte, casting online, styling e altri termini fighi in inglese che vi vengono in mente, parte sto spot. Multisoggetto. Tre attori, una location, trucco e parrucco e il backstage. Non sapete come mi piacciono i backstage. Vorrei essere il protagonista di tutti i backstage d’Italia.

10 ore di lavoro toste. Mi mettono a leggere. M’improvviso speaker per simulare la voce che registreremo il giorno dopo. Detto i tempi come Pirlo. All’inizio impacciato poi prendo il liscio. Mi posiziono tra Giannini e Gassman. Usciamo sfiniti. Il viaggio, il cacio e pepe, le luci, i checkin su foursquare e il GRA ci stendono.

Domenica sveglia e si va a registrare l’audio. Incontriamo Emiliano. Una grande voce. Riscalda il nostro girato becca subito le sfumature che volevo e immaginavo mentre scrivevo quelle storyboard.

Un weekend di lavoro che è pesato sulle gambe ma che ha fatto spogliatoio e ci ha reso ancora più squadra. XXXXXX sta nascendo e non cambierà il mondo ok…ma scriverà la storia di molte cucine italiane. Mi guardo indietro e non ho dubbi. La scelta nella scelta, la rifarei.

Oggi che è il giorno del #thanksgiving ti auguro buon compleanno XXXXXX.
Non potevi scegliere giorno migliore per nascere.

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Come buttare i soldi in comunicazione.

dileo-carretto

C’è chi si riempie la bocca di biscotti e storytelling. Io ho fatto indigestione dei cantastorie guru imbonitori e dei clienti creduloni e faciloni. Sui muri della mia città, negli spazi 6×3, ho visto un prodotto fresco di stampa e di stampo vecchio. Nessuno slancio creativo. Un “appoggio” in photoshop discutibile. La font illeggibile. Una disposizione degli oggetti nel layout ingiudicabile. Creatività e rigore non pervenuti.

La curiosità e la deformazione professionale mi portano poi sul sito di Di Leo (dai che vi faccio un po’ di inbound) e sui loro profili social. Se storytelling deve essere vediamo cosa stanno raccontando, come si partecipa a questa storia. Niente.

I social sono lo specchio di un’anima autoreferenziale e un’inesistente condivisione narrativa. Vedete quanto siamo belli nel nostro backstage, guardate qui, venghino signori venghino. Uffa.

già li sento…”e però comunque se stai qui a scrivere vuol dire che la campagna ti ha colpito”… anche no.

I biscotti Di Leo non li ho mai mangiati. Figurarsi ora. Preferisco, se proprio devo preferire, stare sul tetto con la gallina e Banderas con la regia di Luca Guadagnino. Almeno la cabina di regia è buona.

Consiglio a Di Leo di pensare un po’ più al ROI o al ROE e alla sua agenzia “creativa” di passare in libreria, comprare “Questo libro non ha titolo perché è scritto da un art director” di Lorenzo Marini. Leggerlo e rileggerlo. Dentro c’è tutto. Basta saper leggere tra le righe.

E dopo lo spot di Di Leo…tutti a nanna!

il mio spot Panini.

Pizzaballa-1963-64

Parte l’audio ( Mi manchi – Fausto Leali )

“Mi manchi…
quando il sole da’ la mano all’orizzonte,
quando il buio spegne il chiasso della gente
la stanchezza addosso che non va più via
come l’ombra di qualcosa ancora mia”.

Scena: un bimbo nel suo letto. si sveglia. apre un occhio. sbircia sotto il cuscino. il suo album. ma…niente…non c’è. la tristezza la si legge negli occhi e in un sospiro dolce. continua la sua dura giornata. lo ritroviamo davanti a scuola. un gruppo di amichetti disegna una cerchio. difficile entrare in quella mischia. manco fosse un piccolo terza linea ala. Giocano con i colletti ( e non quelli del grembiule ). Il bimbo guarda in alto e sospira ancora. La camera stacca e vola in alto seguendo il suo sguardo.

Arriva l’inciso audio ( la musica cresce )

“Mi manchi…mi manchi…
posso far finta di star bene, ma mi manchi
ora capisco che vuol dire
averti accanto prima di dormire
mentre cammino a piedi nudi dentro l’anima!”

Mi manchi!

Scena: siamo al finale. il bimbo abbassa lo sguardo e scopre che a terra, calpestata e abbandonata c’è quella figurina che mancava.

PANINI.

L’EMOZIONE NON MANCA MAI.

*nell’immagine del post la figurina introvabile per eccellenza. il mitico Pizzaballa.

And the winner is…Me.

Oh non è per autocelebrarmi…dai un po’ sì. Se non lo faccio nel mio blog dove? Ne ho vinto un altro. Stavolta è per il concept di uno spot radio (poi ve lo posto quando si può) Naturalmente è merito di tutta la squadra. Si dice così no? è il secondo Mediastars, dopo un Agorà, e dopo due Creatives are bad.

Copy(o) & paste(o) l’intervista stralci dell’intervista rilasciata.
Da piccolo, ma piccolo piccolo, mi hanno riferito che dissi con aria sgomenta: “e ora che ho imparato a leggere, sarò condannato a leggere per sempre?”. Parole e immagini si erano separate. Se ne andavano di schiena non voltandosi perché voltarsi è già un po’ tornare.

Parole e immagini è un po’ come parole e musica. Come Mogol/Battisti. Non sai mai chi ti emoziona di più. È la convergenza il vero segreto del nostro tempo. Io amo le parole ma le consumo prima della data di scadenza. Adoro i visual, le fotografie che fermano il tempo, colorano gli occhi ma svuoto la cache dopo pochi rintocchi, ma non dimenticherò mai La Tempesta del Giorgione. Ascolto le canzoni senza l’ossessiva attesa dell’inciso. Credo che alla fine, se proprio debba vincere qualcuno, sarà il bianco ad avere la meglio. Perché è la nemesi della convergenza. È tutti i colori. Si continuerà a togliere piuttosto che mettere. E ci saranno sempre meno parole. Poche ma vere e buone e dette con il cuore. In un italiano perfetto.

Grazie grazie, potete sedervi.