Categoria: POESIA_

Vorrei

scrivere un libro, finirlo scrivendo la parola fine. leggere un libro, appassionarmi alla storia fino alla fine come quando ho letto Vaniglia. finirla di somatizzare tutto sulle mie spalle, non sbandare più con questi capogiri. capire che la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare. sentire la pioggia. una DeLorean per tornare indietro e mettere tutto a posto, o almeno provarci. la consapevolezza che se è andata così doveva andare tutto così, la consapevolezza vera. imparare a suonare il piano per cantare Cammariere. tornare ad avere i calli sulle dita con la mia chitarra, scrivere una canzone vera. fare un viaggio che mi apra le porte, stacchi la testa. dipingere sorrisi sui volti di tutti, di tutti quelli a cui tengo veramente. una bacchetta magica. non sentire più strette al petto e non fissarmi sul mio battito quando qualcosa non va. giocare a calcio, calcetto, correre di mattina presto e sudare, tossine e pensieri sciolti. usare il mio cardiofrequenzimetro sennò cosa l’ho comprato a fare. non volere niente e godere del niente. un figlio che mi spacchi il cuore ogni giorno con un’occhiata, una piccola smorfia. mettere al centro le cose importanti. convincermi veramente che da solo non posso fare nulla. non voler capire mai più il perché ma assecondare il come. più tempo.

ma c’è tempo per tutto. per tutti.

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L’uomo che sussurrava a Joe Bastianich.

masterchef-piatto-lancioC’è sempre qualcuno che deve mettere a posto le cose. Dopo le feste dei college dei film americani chi credete che arrivi? L’uomo che mette a posto le cose. Dopo che Jules Winnfield e Vincent Vega spappolano la testa di un tizio sui vetri della loro auto arriva il signor Wolf che risolve i problemi e mette a posto le cose. Dopo che ve ne siete detti di ogni con il vostro amico arriva il tempo. E mette a posto le cose.

Vorrei conoscerlo di persona l’uomo che sussurra a Joe Bastianich. Guardando l’ultima puntata di Masterchef mi sono chiesto dov’è? chi è? L’uomo che mette a posto le cose. Pulisce il lavandino dagli sputi isterici di Joe, raggiunge l’ultimo gradino della scala di produzione e in equilibrio precario raccoglie pistacchi di bronte e gelatine di mele cotogne volate via come uno Sputnik.

Forse ci prova a rasserenare gli animi. Quando un piatto è impresentabile e Barbieri ha già benedetto il concorrente di turno con un bel “mappazzone”. Quando Cracco ha già cercato di gelare lo studio con una delle sue massime. Lui ci prova a susssurrare a Joe.

“Joe tranquillo. Lo so non è un piatto degno dei tuoi ristoranti. Ma lo vedi. è un povero cristo. è venuto qui perché non aveva altro da fare. Tranquillo Joe. Non caramellarlo!”

Ma il più delle volte non riesce nell’impresa. Quest’anno Joe è in gran spolvero. (E sinceramente mi fa morire dal ridere. è un grande) Si alza. Assaggia. Sputa. Lancio del piatto (video). Alla ricerca del record.

Rimboccati le maniche uomo che mette a posto le cose. Olio di gomito adagiato su un letto di pazienza.

 

Mustafi: la prima volta non si Shkodran mai.

Ho scritto una storia per Etwoo. In asta per beneficenza la maglia di Mustafi di Sampdoria-Atalanta 1-0 (26/10/2013), gol di Mustafi all’11° del II Tempo. La maglia è stata autografata da Shkodran Mustafi al termine della gara in diretta su SampTV. L’intero ricavato dell’asta verrà devoluto al reparto di Anestesia e Rianimazione neonatale e pediatrica dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova per l’acquisto di un ventilatore “Twin Stream”, fondamentale per la gestione di patologie respiratorie dei bambini.

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Il primo bacio, la prima volta che abbiamo fatto l’amore, il primo applauso sul palco della recita di scuola, la sua prima parola “papà”. Per noi tutti la prima volta è indimenticabile. E neanche se tentiamo di formattare tutto riusciamo a cancellarla. La traccia resta viva, come se fosse ieri. Scriviamo un ricordo indelebile nel cuore. Lo stesso che Shkodran Mustafi ha scritto con un colpo di testa in un sabato qualunque. Ha 21 anni Shkodran. È nato nella piccola e affascinante cittadina di Bad Hersfeld. Chissà quante volte avrà visto la maestosa Stiftsruine. Un’antica abbazia medievale dall’aspetto imponente e roccioso. Come lui. Forte nell’anticipo, tosto nei contrasti e abile nel gioco aereo. Dal 2007 nel giro della nazionale tedesca. Dall’under 16 fino all’under 21. Shkodran è uno dei frutti del “modello tedesco”. Un progetto di sviluppo dei settori giovanili che sta sfornando campioni. Non era ancora nato quando il Doria vinceva quel fantastico scudetto. Magari girando su Youtube avrà visto le immagini gloriose dello Zar Pietro. Quel Vierchowod che potrebbe essere suo padre. Anche lui forte, tosto e abile nello stacco aereo. Magari è presto per i paragoni ma Mustafi si sarà sentito un piccolo grande zar sotto quella pioggia di applausi. Applausi che hanno sciolto lo scetticismo di un’atmosfera che al Ferraris stava diventando pesante. Un’inizio di campionato difficile. Soprattutto tra le mura amiche. La prima volta di Shkodran coincide con la prima vittoria casalinga della Sampdoria. E per questo è ancora più indimenticabile. Mustafi ci ha regalato la sua maglia autografata. Ci ha donato la sua prima volta con un gesto di grande altruismo. I ricordi li custodiamo sempre gelosamente ma lui, per la prima volta, non ha dovuto difendere e ci ha regalato un ricordo che né lui né i tifosi della Samp dimenticheranno.

 

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Ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Io non lo so che anno era. A giudicare dai miei capelli, dal maglione indossato con nonchalance un pomeriggio di agosto e dalla spensieratezza diffusa, poteva essere il ’95 o giù di lì. La sala giochi di Pasquale era ancora aperta e ovviamente non c’era instagram. Non c’è effetto in questa foto. è vintage di suo.

E lo so che ora pensate eccolo lì il solito Alessandro nostalgico con il suo solito post in direzione rewind che si diletterà ancora nell’arte del ricordo. No. Mi sono svegliato con un taglio giornalistico stamattina. Vorrei aprire e chiudere nell’arco di un post una piccola inchiesta. Che fine hanno fatto questi? E alcuni di loro come cazzo si chiamano? E vabbè poi se qualcuno mi vuole dire pure che fine ha fatto Carmen Sandiego mi fa un piacere.

Estate ’95 – Campomarino Lido (CB)
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Partiamo da quelli di cui so almeno qualcosa. Quello che si è buttato con grazia è Carlo. Ma sei tu? Pantaloncini rosa inguardabili. Grande tecnica e gran sinistro. Nel 95 pensava a Maldini e alle ragazze. Partito per l’Australia alla ricerca di se stesso qualche anno fa. Ora è tornato a Milano, almeno credo. Ha scoperto il surf e forse cerca ancora l’onda perfetta. Sopra il culo di Carlo spunta la testa di Sara che da San Severo è volata fino a Miami e continua a postare foto fantastiche su instagram con #frommybalcony #neverstoptoexplore. E alla fine non so che fai. So che ti diverti perché sei sempre sorridente. E sono contento già così. Alessandro e Luigi abbracciati con Michele che fà le corna. Un gesto originale. Una simpatia che tutto il gruppo non ha mai digerito del tutto. Alessandro, a campomarino lo chiamavamo Puccio, non so perché. Forse per i ragazzi della 3c. Come se uno che è di Roma debba avere sempre un soprannome. Ale che stai a fà?! Luigi vive a Osimo o inOsimo come si dice lì. Insegna educazione fisica, sposato, garbato. Non ci prova più a farsi il pizzetto biondo con l’acqua ossigenata. Davide vive a Bologna ha due figlie fantastiche, allenatore/giocatore, ma giochi ancora a basket #moscatomica? Agostino è quello seduto, composto, lì davanti. Completo lotto da tennis. Inappuntabile. Come il rosso della sua chioma. A destra c’è Antonio (bandana rossa). Era uno dei migliori amici. Dico era non perché gli sia accaduto qualcosa ma perché qualcosa è accaduto a noi. Da cantare insieme Nessun rimpianto a non avere nessun rimpianto per un’amicizia che non c’è più. Che poi non ho capito ancora perché ci siamo allontanati così. Sta di fatto che quest’estate lo incontro e mi dice “Wè Ale e Aluula?”. Alula? Quelli che vanno a vivere in un posto e perdono totalmente l’accento natìo mi fanno così incazzare. Antonio vive vicino Bergamo. Di molti altri di questa foto non so molto. Cosa facciano. Come stiano. Ovvio so come si chiamano. Io sto a sinistra con il mio maglione e gli occhiali a specchio. Che pensavo che era fico e che volevo fare colpo su Rosanna. Ma non l’ho fatto. Cazzo di caldo sotto quel maglione.

L’inchiesta la lascio aperta e lascio ai commenti lo spazio per rispondere ad alcune domande.

Chi ha scattato questa foto?

Il bambino sulla destra è poi finito in riformatorio?

A quanti di voi è venuta nostalgia?

 

Alla #Blogfest13 ho capito che…

Apro un occhio, poi l’altro, nel letto di casa mia e mi chiedo se quest’ultimo weekend l’ho vissuto veramente o era tutto un sogno. Mi guardo attorno e sono circondato da un numero spropositato di merendine. Fiesta classica o Fiesta al caffè? (la nuovissima fiesta al caffè! prego assaggi). Ho ancora il badge al collo. C’è scritto Rimini2013 – blogfest. “il tuo nome, il tuo sito, o lo pseudonimo che usi sul web“. Ok tutto vero, il long island del Rockisland è svanito. Sono stato alla blogfest.

blogfest

Arrivati a Rimini ci accreditiamo. Partiamo subito con una cosa molto figa. Check-in con App Eventbrite alla mano presso l’Opificio Beccadelli. Cominciano a scrivere il mio nome sul badge ma Alessandro Piemontese è sempre troppo lungo. Forse ho troppo carattere. Ci entra solo Alessandro Piemon. Forse non c’è spazio per me alla blogfest? Il primo dubbio.

All’I-Suite c’è il #foodcamp. Conosciamo subito Paola Sucato (ci_polla). Tanti veli e tanti profili da scoprire. Il primo che svelo è che oltre che sapere i segreti del pane, sa anche condurlo e moderarlo un panel. Brava Paola. Onnipresente. Poi è la volta di Marco Bianchi, cresciuto tra microscopi e fornelli. Showcooking brillante e slide interessanti. Una parentesi sulle slide e le presentazioni. Ragazzi cari non ci siamo. O togliamo il tv o un prossimo silver partner deve essere un produttore di binocoli.

Dopo una session tra chef e foodblogger la fame avanza e allora vado di Tripadvisor e Foursquare. La scelta cade “da Lele” e cade benissimo. Il piccolo grande (enorme) Lele ha anche il tempo di parlarci, senza rendersene conto, di brand reputation e social crisis management. Ha risposto a una recensione negativa con De Andrè. Respect! per Lele e i suoi passatelli. Al workshop non avrebbe sfigurato. Anzi.

Sabato parte la lunga giornata. Il gps non riesce a starci dietro mentre saltiamo da una navetta all’altra, che poi sempre quella era, tra showcooking con Sebastiano Rovida, workshop Mobile Food photography con Alessandro Romiti, startuppiamo con Paolo Ainio (Banzai), Paolo Barberis (Dada), Gianluca Dettori (dPixel), Carlo Purassanta (Microsoft).
Poi l’incontro sui Social e Food. Quali e come usarli. C’è Mariella Merlino (Giallozafferano), Davide Oltolini (critico enogastronomico), Fabrizio Roych (Evernote Food), Valentina Tanzillo (Pinterestitalia), Orazio Spoto (instagramers italia).

Ricordo il mio primo dubbio. “C’è spazio per me alla blogfest anche se il nome non entra nel badge?”
Sì c’è spazio per tutti. L’incontro sui social non mi è servito più di tanto perché tranquillamente potevo essere tra i relatori. Si è parlato di social con quel po’ di leggerezza che ha banalizzato un po’ tutto. (web)Content is king. Come ve lo devo dire? Non basta intasare i feed di link di ricette. Forse basterà per vincere un premio ma non per creare interazione. Quella vera. Quella che aggiunge qualcosa. Non sono i numeri e i pollici in su a fare una strategia. Anche sui social, come nelle startup, come nella vita…scegliete un obiettivo/goal e poi la strategia per raggiungerlo.

La sera al fuoriblogfest al Rockisland. Parentesi sul barman, se c’è qualche foodblogger ancora in zona può lasciargli la ricetta di un long island decente? Ciucco e figo mi muovo sulle note anni 80 e incontro Pinuccio, senza Sabino ma con Mazinga. Due chiacchiere, ci prendiamo bene e l’anno prossimo mettiamo su una bella cosa. Passa anche Max Ciociola fresco di vittoria del #MIA13 come miglior app italiana. Mi ritwitta a migliaia di followers quando gli faccio gli auguri e gli consiglio di cercare il testo di We are the champions con musiXmatch. Al secondo long island ho il tempo di salutare, e farmi una foto con, MrInternet Cristiano, criboavida, Carriero. Ok non l’avrai vinto, per poco, quel premio ma ti hanno dato del bonazzo. Prendi e porta a casa. Insomma…un bel pezzo di Puglia al Rockisland di Rimini. Ci scambiamo i profili twitter e presto ci rivediamo. Io però vengo con i Ray-Ban made in China non con i Google Glass. Max non è che ti offendi?

Torno dalla #Blogfest13 senza un dubbio e con tante frasi, tweet e considerazioni. La prima è che i biglietti da visita non servono più. Ci si scambia i profili twitter e fai prima. Per la seconda, la terza e tutti gli altri ricordi metto su uno Storify a casaccio che è più figo. Sennò che blogfest è?

Alla #Blogfest13 ho capito che…ho ancora più fame.
Stiamo arrivando #stayhungry

Ci hanno insegnato che l’amore…

sapore_di_mare

 

 

 

 

 

 

 

…è sofferenza e quanti ne ho conosciuti come me a cui piace crogiolarsi in quelle lacrime. Non vedevamo l’ora di beccarla quella canzone dell’estate che ci lasciava una cicatrice. Che a passarci il dito su ci ricordava, per un anno quasi, attimi indimenticabili.

Facevamo la scorta di nostalgia. Che bella parola. E vai con l’infinito di raf e sempre caro mi fu quest’ermo jukebox, passando da mille giorni di te e di me, e gli ottoottotre ( a proposito leggete Cristiano sugli 883 ) avvicinando lo stereo alla tv con festivalbar e con il rec ben schiacciato , un po’ di otto ohm, lorenzo, vasco e molti molti altri ancora. Ma molti proprio.

Noi quella nostalgia ce l’andiamo a cercare perché ci piace soffrire bene ( come massimo troisi ). E come ci piace guardarci dall’alto sentendoci i protagonisti di un film d’amore.

E ieri sotto la doccia mi chiedevo perché mai le canzoni dell’estate ci hanno insegnato che non c’è il lieto fine, che ritornerai – lo so ritornerai, mentre i film americani happyending ci hanno detto tutt’altro sull’amore.

Guidando in autostrada l’avete mai provato quel perdersi quando di colpo non ci sono più le linee continue di mezzeria? Ecco quelle sono le canzoni. I film happyending sull’amore ti lasciano il cuore in pace e il sorriso disegnato sul volto. Così è quello che mostri ai prossimi che entreranno in sala, quando incroceranno il nostro sguardo per chiedersi chissà come era sto film.

Allora dove sta la verità?

Siamo noi che cerchiamo le doppie cuffie per mettere su la scena del tempo delle mele. E siamo sempre noi con eu sei que vou te amarthe blower’s daughter sparati a palla. 

La verità è che a noi questo romanticismo ci fa solo bene perché quelle lacrime sono dolci e non lo sappiamo neanche. E quelle cicatrici ci ricordano ogni giorno, passandoci il dito su, che siamo vivi.

Lorenzo (Marini) che fine hai fatto?

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Un architetto ma costruisce immagini di marca. È un pittore ma usa solo un colore, il bianco. È un collezionista di attimi. 

Due parole, due di numero, per spiegarvi chi è Lorenzo Marini. Ho detto due parole solo perché è un art director. Ama i visual. Io gli ho dedicato il payoff di questo blog. Tra poesia e mercanzia. 

Ma è anche uno scrittore fantastico. Uno che ti lascia il capitolo 1 del suo libro vuoto e ci scrive Il capitolo uno è quasi sempre noioso. Perciò ho deciso di non pubblicarlo. Passate pure al secondo.

Lorenzo è tantissime cose e due parole sono veramente poche. E poi c’è google. Fatevi un giro e scopritelo da voi. O guardate questa intervista. Capirete molto di più di mille parole.

L’ho incontrato per la prima volta dentro il profumo di Vaniglia. Un libro che sembrava aver scritto la mia storia. D’amore. L’ho incontrato di persona due volte. La prima volta ero dietro un banco all’Università di Teramo. Studiavo comunicazione, perché volevo fare il pubblicitario già dalle scuole medie, e Lorenzo m’incantò con le sue case history raccontate come poesie. La seconda volta ero a Bari, facevo il creativo, e scambiammo due chiacchiere tra colleghi. E due Chinò.

E chi lo doveva immaginare che sarebbe stato proprio lui a firmare le bomboniere (che brutta parola) degli invitati al mio matrimonio. Scartando un packaging nuziale gli invitati hanno trovato e poi sfogliato L’uomo dei tulipani, una storia d’amore vissuta quattrocento anni fa che potrebbe rivivere domani.

Saranno almeno 6 mesi che non ci si vede. Non ci si sente. Che fine hai fatto? dal tuo blog nessun feed, dal tuo profilo facebook nessun click e non ti chiamo al telefono perché non vorrei troncare l’onda perfetta di un brainstorming. Certo, continuo a leggere dei tuoi podi in gare creative da brivido, ma dove sei?

Quante cose sono cambiate nella mia vita caro Lorenzo. Te le vorrei raccontare.

Io continuo a pensare che il punto di partenza e il punto di arrivo siano la stessa cosa e che l’acqua non passa mai per niente.

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Dentro c’è tutto lo spazio per le parole. Anche se lo so…ti piacerebbe di più una tela bianca su cui disegnare.