Confessioni di un pubblicitario.

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Ogilvy mi perdonerà se approfitto del suo titolo per riprendere a scrivere. Sono stato un po’ distante dalle parole. Immaginavo di avere più tempo. Sto dando tempo al tempo. Mi sto reinventando. Dopo anni chiuso in bottega con il mouse cliccante, alle soglie del tunnel carpale, assuefatto di malox e di bodycopy eccomi qui al mio fottuto mac a scrivere di quello che è stato e sarà.

Ho cercato sempre quel punto preciso e instabile tra poesia e mercanzia. Ho vagato immerso in un oceano di rumore, politici alla ricerca dello slogan perfetto, clienti alla ricerca del prezzo perfetto, fornitori alla ricerca dell’output perfetto, colleghi alla ricerca del sorriso perfetto, disegnando oasi di silenzio.

Poi non ne avevo più. E quando non ne hai più…non ne hai più.

Ora cammino con le mie gambe, metto la mia faccia, uso le mie parole. Perché quando la pubblicità finisce ricomincia il film.

Sarò sempre un copy nato che magari ha sbagliato giusto un po’ i tempi. Un giorno passeggerò lungo Madison Avenue e incontrerò Don Draper…ma noi non c’eravamo già incontrati?

Questo post non è stato interessante. Ma dovevo ricominciare a scrivere. Grazie per essere arrivati fino a qui.

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