Questo post non ha titolo perché è scritto da un art director.

E ora sono condannato a leggere per sempre. Firmo così il mio esordio nella follia più totale. A sei anni suonati, nel momento in cui decripti il codice di matrix, e tutti quei segni diventano parole ho scelto la pillola blu. E sono andato avanti. Parole soltanto parole parole fra noi. Fu un colpo al cuore. Una condanna per un reato, per un peccato originale che non avevo commesso. Camminavo nel braccio E e non lo sapevo. Senza processo solo con me stesso decapitavano la mia immaginazione. Le parole avevano un senso e non erano più creatività, slanci, colori, vita. Avevo imparato a leggere. Dal tono con cui descrivo quel momento capirete che non fu una bella cosa. E ora ventisei anni suonati e accordati più tardi, accendo e confermo quella sensazione. Vorrei parole e immagini separate da un abisso. Perché è così che nascono. Perché unirle? Quante volte le ho viste riavvicinarsi e non guardarsi mai negli occhi. Tonnellate di scotch per attaccarle ma niente. Si staccano inesorabilmente ogni volta. Contano dieci passi, si girano, si guardano per l’ultima volta. La mano sibila la fondina. Gli occhi stretti come una persiana dimenticata in una notte ciucca. Fai a malapena in tempo a sentirlo quel grilletto e poi scoppia la rabbia. Parole e immagini di nuovo via. Lontane anni luce. Ancora sporche del residuo di colla di quelle tonnellate di scotch. Indugiano nei piedi come una macchia di cola che non riesce ad andar via.
E faccio il pubblicitario. Non ditelo a mia madre ovviamente. Mi crede pianista in un bordello. Strano destino il mio. Io che le volevo separate mi ritrovo a metterle insieme. Dietro il mio desk assisto alle loro discussioni e cerco, dopo che se le sono date di santa ragione, il dialogo. Costruttivo. Non so quale delle due sia nata prima. E neanche me ne importa. Fu proprio quel tragico ricordo che mi spinse a fare il pubblicitario. Ero in macchina con i miei. Guardai un cartellone grande grande. C’era un culo grande grande e sotto delle lettere. Decripto il codice. Converto in tracciati e leggo Roberta. Una moltitudine di punti esclamativi piegarono la schiena come un’ansa e divennero interrogativi. Cosa cazzo significa? Pensai. Non significava niente. Scintilla. Pillola blu. Matrix. Pubblicitario.

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