Achtung baby.

karel happel

L’accuratezza con cui fai l’ultimo bidet vale quanto, se non di più, dell’ultima sigaretta in chiusura di un grande film d’autore. Sto partendo e so che lì non troverò. E quindi indugio, insapono, rinfresco. Parto per Berlin. Fantastica. Melting pot di tutto ciò che esiste e non. Crogiolo (che brutta parola?!) di salse al curry, aria viziata, polmoni verdi, gallerie d’arte, gallerie di metro, gallerie di acidi club underground che ti senti figo solo a passarci davanti. Il viaggio è quando ti riempi gli occhi di colori e torni carico di magneti kitsch, robe da lavare, stomaci sotto sopra. Berlin mi lascia dentro tutti i suoi prefissi prima della parola garten, tutte le sue cartine grazie alle quali perdersi per poi ritrovarsi, i colori di Ernst, quella p(i)azza sconclusionata che con me dentro era Alexander², quelle bottiglie di pilsner poggiate a terra che scomparivano immediatamente e quel muro che dentro mi pesava come un macigno.

She’s just down the line … Zoo Station, Got to make it on time … Zoo Station, I’m ready, Ready for the gridlock, I’m ready, To take it to the street, Ready for the shuffle, Ready for the deal, Ready to let go, Of the steering wheel
I’m ready, Ready for the crush.
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